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Buone Palme e serena Pasqua 2020

Buone Palme e serena Pasqua 2020

Cari amici,
buona domenica delle Palme e serena Settimana Santa. Siamo sempre in preghiera e ci sentiamo uniti per la comune intenzione per questo tremendo e prolungato periodo, perché termini finalmente questa pandemia.
Abbiamo iniziato la Quaresima di quest’anno entrando in un tempo di prova difficile, delicato e imprevedibile, a causa del contagio da coronavirus. Il tempo di prova continua lasciandoci nell’incertezza di quando e come ne verremo fuori.
Può così sedimentarsi nei nostri cuori una certa stanchezza, che potrebbe spingere a chiuderci nel proprio guscio per non sentire sempre brutte notizie. A tale tentazione dobbiamo resistere e per resistere insieme è necessario “non perderci di vista l’uno con l’altro”. Questo è il primo invito che mi sento di rivolgere in questa domenica delle Palme e della Passione del Signore, che da inizio alla Settimana Santa.
Il coronavirus ci costringe malignamente ad isolarci fisicamente gli uni dagli altri. Non deve, però, riuscire a sfilacciare i legami di affetto, di amicizia e di comunione che ci legano. Le famiglie sono “costrette” a stare più tempo assieme. Sia una bella occasione per guardarsi negli occhi, per aprire reciprocamente il cuore, per ritrovare il gusto del dialogo tra di noi e con il Signore, pregando tutti assieme. Papa Francesco ha detto: «per vincere la pandemia del coronavirus occorre la pandemia della preghiera».
In questi giorni difficili, ognuno di noi può fare la propria piccola parte. Tante persone si ritrovano, sole in casa e, magari, nel bisogno. Se ci pensiamo, ci vengono in mente conoscenti a cui può far piacere ricevere un saluto e scambiare una parola. Facciamo loro una telefonata o inviamo un messaggio; è un piccolo regalo che parte dal cuore e contribuisce a sconfiggere l’isolamento a cui ci spinge questo virus.
Cari amici, con umiltà, desidero consegnarvi un messaggio concreto per la santa Pasqua. Vi trasmetto un racconto che ho letto molti anni fa, anche se non ricordo l’autore. «C’era una volta una giovane principessa che viveva nel palazzo reale circondata da beni e ricchezze, eppure pativa di una misteriosa malattia che la faceva deperire ogni giorno di più. Il re, suo padre, non sapeva più a quale medico ricorrere, così emise un bando: a chi fosse riuscito a guarire la principessa l’avrebbe data in moglie. Si presentarono in molti a offrire vari rimedi finché, un giorno, un giovane arrivò al palazzo con una bambina ammalata e disse di portarla dalla principessa perché se ne prendesse cura. Il re, ormai rassegnato al peggio, accettò quella proposta apparentemente improponibile. Fu così che, pian piano, mentre si prendeva cura della piccola che giorno dopo giorno stava meglio, anche la principessa ritrovò la forza e la gioia di vivere, guarì, sposò il giovane e … vissero felici e contenti». Morale della favola: il prendersi cura ti cura. Prendersi cura, gli uni degli altri, a partire dalle cose più semplici è un esercizio che sostiene la speranza.
Sono tante le occasioni che abbiamo di prenderci cura di qualcuno. Facciamolo nella nostra vita cristiana. Occupandoci di noi stessi attraverso una maggiore sobrietà ed essenzialità di vita. Occupandoci degli altri attraverso una fraterna condivisione del nostro tempo, e occupandoci di Dio attraverso la preghiera del cuore e la meditazione della sua Parola, per scoprire profondamente che è Lui che si prende cura di noi, ci guarisce e ci regalerà la gioia della risurrezione.
A tutti dal mio cuore: Buona Pasqua.
  Michele Petruzzelli osb